Oreficeria Sarda
Gioielleria Rosas: Oreficeria Sarda a Nuoro, in Sardegna e on line
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Nùoro (provincia) - Gioielleria Rosas: Oreficeria Sarda
Il Rapporto SVIMEZ 2001 sull'economia del Mezzogiorno ha registrato un tasso netto di occupazione nell'isola del 44,9%, e un PIL pro capite pari al 74,9 % della media nazionale. Le attività agricolo-pastorali, in pesante crisi, hanno risentito delle prolungate siccità, che hanno acuito il problema della carenza di riserve idriche. L'attività industriale si è intensificata, soprattutto nel comparto energetico, dell'alluminio e del sughero. Il commercio ha incrementato il proprio fatturato globale, registrando un aumento delle imprese attive e una crescita del commercio al dettaglio rispetto all'ingrosso. Il turismo ha registrato un incremento in arrivi e presenze quantificabile intorno al 5%, confermandosi settore trainante dell'economia isolana. Una conferma viene dal settore dei trasporti, che ha visto aumentare il movimento passeggeri, mentre il traffico merci è rimasto stazionario.
Per molto tempo la Sardegna è stata considerata priva di frequentazione umana prima del Neolitico, per il suo isolamento geografico dalla penisola nel corso del Pleistocene; tuttavia, in seguito alle prime ricerche di O. Cornaggia Castiglioni, che risalgono alla fine degli anni Settanta, e a quelle successive di F. Martini, sono stati segnalati numerosi complessi su scheggia e su ciottolo attribuiti al Paleolitico inferiore. Tali sono per esempio i siti di Sa Coa de Sa Multa vicino a Laerru, tipologicamente collegato al Clactoniano peninsulare, o i manufatti raccolti nella regione dell'Anglona, in Sardegna settentrionale, lungo il Riu Altana, e quelli nel bacino di Laerru-Perfugas attribuiti al Protocharentiano o Tayaziano rissiano, come anche l'industria di Sa Pedrosa-Pantallinu. Al Paleolitico superiore, e in particolare a un generico Epigravettiano, sono stati riferiti gli scarsi manufatti rinvenuti a Grotta Corbeddu vicino a Nuoro. Durante il Neolitico un ruolo importante devono aver avuto i giacimenti di ossidiana, specialmente del Monte Arci, che alimentò certamente un vasto commercio verso le regioni circostanti. Recenti ricerche hanno consentito di ricostruire lo sviluppo delle facies neolitiche dell'isola; quella di Ozieri, della seconda metà del IV millennio a. C., si caratterizza per una ricca cultura materiale e per la comparsa delle caratteristiche sepolture ipogeiche (domus de janas). D'allora in poi la Sardegna è stabilmente inserita in circuiti di scambio che coinvolgono sia il Mediterraneo occidentale (è forte l'influsso della facies del bicchiere campaniforme, nell'Eneolitico), sia quello orientale (come dimostrano i numerosi frammenti micenei trovati nell'Età del bronzo e i vasi sardi rinvenuti a Creta nello stesso periodo). Agli inizi del II millennio a. C. si data la comparsa dei nuraghi, caratteristiche costruzioni a torre che punteggiano il paesaggio della campagna sarda; intorno a essi si sviluppano ampi villaggi, pozzi e fonti sacre e altri elementi tipici di una società complessa (come a Barumini), fino ad arrivare alle manifestazioni di arte (bronzistica) della prima Età del Ferro .
Verso il sec. VIII a. C., gruppi di Fenici, soprattutto Cartaginesi, si insediarono sulle zone costiere, in particolare quelle meridionali e orientali, dove fondarono Caralis (Cagliari), Nora, Tharros ecc., mentre i Sardi si ritiravano all'interno. I Focesi, a loro volta, fondarono Olbia, ma la loro penetrazione in Sardegna si arrestò dopo la battaglia combattuta nelle acque di Alalia (ca. 535 a. C.) contro Etruschi e Cartaginesi, che seppur sconfitti riuscirono ad affermarsi nell'isola, specialmente i primi, che estesero gradualmente la loro penetrazione. La stessa Roma rinunciò a commerciare nell'isola in base a un trattato stipulato con Cartagine nel 348 a. C.; tuttavia scoppiarono frequenti le rivolte degli indigeni sardi insofferenti della dominazione straniera. Nel 238 a. C., indebolitasi Cartagine per la sconfitta subita nella prima guerra punica, Roma approfittò di una rivolta dei mercenari cartaginesi in Sardegna e occupò l'isola strappandola agli avversari. Da questo momento la Sardegna divenne una delle maggiori riserve di grano dello Stato romano. Nel 226 a. C. essa fu eretta a provincia insieme alla Corsica. I Romani continuarono a lungo a trattarla come una terra di conquista senza concedere, per tutta l'età repubblicana, la libertà a nessuna città: numerose furono perciò le rivolte degli indigeni sardi e degli immigrati punici, tra cui particolarmente violente quella organizzata dal latifondista cartaginese Amsicora (216 a. C.) e quella del 178 a. C. che fu domata da Sempronio Gracco con riduzione in schiavitù di decine di migliaia di uomini riversati nelle campagne d'Italia.