Gioielli in Oro
Gioielleria Rosas: Gioielli in Oro a Nuoro, in Sardegna e on line
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Nùoro (provincia) - Gioielleria Rosas: Gioielli in Oro
Alla fine del sec. II a. C. le sommosse ebbero fine, ma la resistenza a Roma continuò a manifestarsi nell'interno attraverso fenomeni di banditismo. Cesare concesse a Cagliari i diritti civili romani mentre Turris Libissonis (Porto Torres), Sulcis e Tharros divennero colonie. Durante l'impero la Sardegna fu separata dalla Corsica e amministrata come provincia imperiale: essa andò lentamente romanizzandosi, pur conservando caratteristiche sue proprie e, più tardi, altrettanto lentamente si cristianizzò. Verso il 455 i Vandali, guidati da Genserico, iniziarono l'occupazione, che però, non avendo carattere stanziale, non lasciò tracce evidenti. Dopo meno di un secolo ritornò sotto l'amministrazione imperiale in seguito alla vittoriosa spedizione contro i Vandali (533-534) di Belisario, generale di Giustiniano. L'imperatore provvide a insediarvi un comando militare per la difesa e un giudice per l'amministrazione. Il dominio, fiscalmente oppressivo e incurante del benessere locale, aggravò la decadenza già in atto e lasciò l'isola esposta a scorrerie, invasioni e distruzioni operate dai Goti, dai Longobardi e soprattutto dagli Arabi che infestarono per secoli le coste. Mentre il potere di Bisanzio diveniva un diritto privo di efficacia, la mancanza di difesa fece emergere altre forze: si formarono lentamente i giudicati, che di fatto agirono come Stati indipendenti e furono caratteristici dell'isola. La loro origine è piuttosto controversa. La gravità delle incursioni aveva indotto i Bizantini a riunire tutti i poteri nelle mani del giudice, ma la conformazione geografica ne intralciò gli interventi. Per ovviare all'inconveniente qualcuno suppone che abbia nominato dei delegati, i quali avrebbero usurpato le sue prerogative. Altri vogliono che il decentramento sia avvenuto per elezione popolare. I documenti più antichi risalgono al sec. XI. Allora l'isola era divisa in quattro giudicati: di Cagliari, di Arborea, di Gallura e di Torres. Essi assicurarono al Paese il periodo più prospero, favorendo il riordinamento amministrativo e istituzionale, la promulgazione delle leggi, il fiorire dell'agricoltura, dell'artigianato, dell'industria mineraria e degli scambi marittimi, incrementati con l'aiuto di Genova e di Pisa, che svolsero un ruolo importante nello sviluppo dell'isola, pur contribuendo con le loro rivalità a rinfocolare le lotte e il gioco degli interessi, complicati dalla pretesa di sovranità della Chiesa per una concessione di Carlo Magno. Fino ad allora i papi si erano limitati a esigere un giuramento di fedeltà o a inviare un legato; ma ormai (sec. XIII) l'isola rischiava di essere travolta dallo scatenarsi degli appetiti, non solo di Genova e di Pisa, che con le guerre cominciavano a smembrare i giudicati, ma anche dell'impero (Federico II e suo figlio Enzo), degli Angiò e dei Malaspina, senza contare le aggressioni arabe.
Forse nel timore di perdere del tutto i diritti, Bonifacio VIII compì un gesto destinato a sconvolgere la struttura politica e a distruggere ogni autonomia dell'isola, cedendola a Giacomo II d'Aragona (1297). Il possesso effettivo fu preso più tardi dall'infante Alfonso, che iniziò (1323) una dura guerra di conquista e, imposto l'ordinamento feudale, vi trapiantò la nobiltà catalana. Il dispotismo dei nuovi venuti e l'attaccamento all'autonomia e alle libere istituzioni suscitarono profondi risentimenti nella popolazione. La prima a sollevarsi fu Sassari (1325), seguita da altri centri, con l'aiuto dei Doria di Genova, dei Malaspina di Lunigiana e dei Pisani; ma fu attorno ai giudici di Arborea che si raccolse la più strenua resistenza. Mariano IV liberò la fascia occidentale, grosso modo da Sassari a Cagliari, con una guerra proseguita dai figli Ugone III prima, ed Eleonora poi, la famosa giudichessa d'Arborea autrice della Carta de Logu (1395), la raccolta di leggi tanto apprezzata dall'aragonese Alfonso il Magnanimo, che la estese a tutta l'isola allorché, assoggettatala interamente, volle rinnovarne l'amministrazione. Non per questo la dominazione divenne più tollerabile per il dispotismo catalano, la povertà dell'economia, l'aggravio fiscale, l'incuria dei governatori.