Argenteria Oreficeria
Gioielleria Rosas: Argenteria Oreficeria a Nuoro, in Sardegna e on line
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Nùoro (provincia) - Gioielleria Rosas: Argenteria Oreficeria
Svantaggiata dall'isolamento, l'economia sarda si è indubbiamente giovata dell'acquisizione dell'autonomia regionale. Nel dopoguerra la struttura produttiva si è diversificata e consolidata: tale evoluzione ha però interessato in modo molto diseguale il territorio della Sardegna. Negli anni Cinquanta del XX secolo la forte specializzazione nel settore agricolo, caratteristica dell'isola, era bilanciata da un discreto sviluppo del settore industriale: grandi imprese operanti nelle attività minerarie e metallurgiche si affiancavano a un tessuto di piccole imprese nei settori tradizionali (tessile, alimentare). Dall'inizio degli anni Sessanta lo sviluppo delle misure economiche dell'"Intervento straordinario per il Mezzogiorno", che prevedeva l'affiancamento a misure finanziarie e fiscali di opere miranti a dotare le regioni di infrastrutture indispensabili al decollo economico, contribuirono a realizzare in Sardegna una forte crescita economica, protrattasi fino alla metà degli anni Settanta. I settori principalmente interessati furono quello industriale, energetico, chimico e delle costruzioni. La crisi petrolifera del 1973-74 ebbe per la Sardegna forti ripercussioni negative: diminuirono le risorse finanziarie pubbliche destinate allo sviluppo dell'isola, e anche il comparto chimico conobbe una pesante recessione. La L.R. 268/1974 tentò di favorire il potenziamento della piccola e media industria: dopo una breve ripresa i settori chimico, tessile e metallurgico hanno ceduto. La crisi, produttiva e occupazionale, si è protratta fino agli anni Novanta, registrando un picco negativo nel periodo 1990-98. I principali nuclei di industrializzazione sono quelli di Cagliari, Porto Torres-Sassari, Olbia-Golfo degli Aranci, Tortolì-Arbatax, Oristano e Iglesias-Sant'Antioco; piccole imprese locali operano poi in produzioni tradizionali (alimentare, tessile). Solamente nel comparto energetico l'isola riesce a essere competitiva con il resto del Paese, mentre in quello manifatturiero la produttività, sotto il 70%, è di gran lunga inferiore a quella delle restanti regioni. Gran parte della produzione di energia proviene da centrali termoelettriche, anche se nell'isola sono presenti impianti per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili (sono attivi da tempo numerosi parchi eolici).
L'agricoltura è stata fortemente condizionata dai caratteri morfologici, pedologici e climatici dell'isola, come pure dalla struttura fondiaria; miglioramenti si sono registrati in un primo tempo fra i due conflitti mondiali e sono derivati in particolare dall'intervento della Cassa per il Mezzogiorno, promotrice di opere di riforma agraria, di bonifica e irrigue. Nelle aree pianeggianti, e soprattutto nel più fertile Campidano, hanno così trovato luogo coltivazioni specializzate più redditizie di quelle cerealicole tradizionalmente dominanti: il grano duro è stato affiancato da arance, ortaggi (cavolfiori, pomodori e soprattutto carciofi), frutta, olive e uva da vino (principalmente da taglio, ma anche con alcune varietà enologiche di pregio: cannonau, vermentino ecc.). Dagli anni Ottanta sono state introdotte ulteriori innovazioni, soprattutto concernenti colture in serra (floricoltura e primizie) e vivaistica.
La superficie coltivata a vite è diminuita: campagne di incentivi all'espianto promosse dalla politica agricola comunitaria hanno condotto alla chiusura di numerose cantine sociali.